
Nicola Marchetti
Cupido che abbevera una serpe
L’opera raffigura Cupido nell’atto di porgere da bere a un serpente, soggetto insolito che rielabora il repertorio mitologico attraverso un gesto intimo e misurato. Il giovane dio è rappresentato in posizione eretta, con il capo inclinato verso l’animale; il movimento delle braccia concentra l’attenzione sull’azione, mentre il panneggio disposto sulla spalla e lungo il fianco accompagna verticalmente la figura.
La composizione rivela la solida formazione accademica di Marchetti, evidente nello studio anatomico, nell’equilibrio della posa e nella ricerca di una bellezza idealizzata. Dopo l’apprendistato presso l’Accademia di Carrara, nel 1822 il padre Pietro Marchetti lo inviò a Roma affinché perfezionasse la propria formazione presso Pietro Tenerani e nell’ambiente di Bertel Thorvaldsen. Tenerani ne apprezzò le qualità e lo coinvolse anche nei lavori legati alla decorazione della Vor Frue Kirke di Copenaghen. Cupido che abbevera una serpe appartiene quindi pienamente alla cultura neoclassica della prima metà dell’Ottocento, nella quale il recupero dell’antico si accompagna allo studio rigoroso della figura umana. Marchetti mantenne uno stretto rapporto con Carrara e venne nominato professore onorario dell’Accademia di Belle Arti.
Materia: Gesso.
Misure: Altezza 123 cm.
Cod. di Catalogo nazionale: 0900409868
Ente schedatore: Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.
Localizzazione: Accademia di Belle Arti di Carrara.
Condizione Giuridica: Proprietà dello Stato.
