Giovanni Tacca
Carrara, 1803 – 1831
Giovanni Tacca fu uno degli scultori della generazione formatasi all’Accademia di Belle Arti di Carrara nei primi decenni dell’Ottocento. Frequentò l’Accademia tra il 1818 e il 1822, in un momento particolarmente fertile per la scuola carrarese, quando la formazione accademica fondata sullo studio dell’antico si confrontava con l’eredità di Canova e con le nuove esperienze maturate dagli scultori italiani a Roma. Nel 1821 Tacca si trasferì a Roma per perfezionare la propria formazione. Il soggiorno romano gli consentì di studiare direttamente la statuaria antica e di entrare in contatto con il linguaggio del Neoclassicismo internazionale. Tornato a Carrara, sviluppò una produzione nella quale l’idealizzazione classica si accompagna a una crescente attenzione alla naturalezza della figura e alla morbidezza del modellato. Tra le opere più significative conservate presso l’Accademia figurano la Venere, databile tra il 1821 e il 1825, il Prometeo, Amore con farfalla e la Leda col cigno. Nella Venere, in particolare, Tacca rielabora modelli celebri della tradizione classica e neoclassica, tra cui la Venere Italica di Antonio Canova, trasformandoli attraverso una personale interpretazione della posa e del panneggio.
La carriera dello scultore fu breve: Giovanni Tacca morì nel 1831, a soli ventotto anni. Una parte importante delle sue opere rimase presso la famiglia e fu successivamente donata all’Accademia nel 1874 dal nipote Ariodante Casoni Tacca, contribuendo alla formazione dell’attuale patrimonio della Gipsoteca.

