Demetrio Carusi
Carrara, 1788 – 1819
Demetrio Carusi fu uno degli scultori più promettenti della generazione formatasi all’Accademia di Belle Arti di Carrara nei primi anni dell’Ottocento. Nato a Carrara nel 1788 in una famiglia benestante, frequentò l’Accademia tra il 1804 e il 1806 sotto la guida di Angelo Pizzi, proseguendo successivamente la propria formazione con Lorenzo Bartolini, che ne apprezzò particolarmente le qualità. Bartolini lo incoraggiò ad abbandonare la semplice imitazione dell’antico per rivolgersi verso una rappresentazione più naturale della figura umana. Coetaneo di Pietro Tenerani, Carusi appartiene alla generazione che contribuì al passaggio dal rigoroso linguaggio neoclassico verso una scultura più attenta alla naturalezza dei gesti, delle espressioni e dei sentimenti. Partecipò ai concorsi per il Pensionato artistico a Roma nel 1810 e nel 1813; in quest’ultima occasione si confrontò direttamente con Tenerani sul tema di Oreste in preda alle Furie. Tra le opere conservate nelle raccolte dell’Accademia figura il Cupido fanciullo del 1812, testimonianza significativa della sua breve attività. Nei gessi di Carusi l’impostazione classica si accompagna infatti a una ricerca di maggiore immediatezza e naturalezza, caratteristica della lezione bartoliniana. La Gipsoteca dell’Accademia conserva diverse sue opere all’interno del prezioso nucleo degli allievi della scuola carrarese.
La sua carriera fu interrotta molto presto: Carusi morì a Carrara il 22 ottobre 1819, a soli trentun anni, a causa di quello che le fonti dell’epoca definirono un “morbo repentino”. La morte prematura impedì allo scultore di sviluppare pienamente una ricerca che lo aveva già collocato tra le personalità emergenti della scuola carrarese del primo Ottocento.

