
Giovanni Tacca
Venere
Realizzata tra il 1821 e il 1825, durante e immediatamente dopo il soggiorno romano di Giovanni Tacca, la Venere testimonia il confronto dello scultore con i grandi modelli dell’antichità e con la scultura neoclassica del primo Ottocento. Il riferimento più evidente è la Venere Italica di Antonio Canova, a sua volta concepita in rapporto alla tradizione della Venere Capitolina.
Tacca riprende il tema della dea nuda, ma ne modifica sensibilmente l’impostazione. Venere è rappresentata in piedi, secondo un elegante contrapposto; il panneggio, raccolto intorno ai fianchi e sostenuto dalla mano, scende lungo il corpo creando un articolato gioco di pieghe. La figura conserva l’equilibrio e l’idealizzazione propri della tradizione classica, ma acquista una presenza più naturale attraverso la morbidezza del modellato e la delicatezza del gesto. L’opera rivela così il processo attraverso il quale i giovani scultori dell’Accademia di Carrara assimilavano i modelli antichi e contemporanei per elaborarli in forme nuove. Nella Venere il riferimento a Canova non si traduce in una semplice replica: posa, panneggio e atteggiamento della figura mostrano una progressiva autonomia rispetto al prototipo.
Il modello in gesso, alto 147 cm, è conservato presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Rimasto in possesso della famiglia dello scultore, entrò nelle raccolte dell’Accademia attraverso la donazione di Ariodante Casoni Tacca, nipote dell’artista.
Materia: Gesso.
Misure: Altezza 147 cm.
Iscrizioni: Sul cofanetto portagioie - Giov.ni/ Tacca
Cod. di Catalogo nazionale: 0900409859
Ente schedatore: Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.
Localizzazione: Accademia di Belle Arti di Carrara.
Condizione Giuridica: Proprietà dello Stato.
