
Carlo Chelli
Ganimede
Realizzato nel 1834, il Ganimede costituisce il secondo saggio del Pensionato romano di Carlo Chelli e fu inviato dallo scultore all’Accademia di Belle Arti di Carrara come testimonianza dei progressi compiuti durante il soggiorno a Roma. Il gesso è tuttora conservato nelle raccolte dell’Accademia.
Chelli affronta uno dei soggetti più celebri della mitologia classica: Ganimede, il bellissimo giovane troiano rapito da Zeus e condotto sull’Olimpo per diventare coppiere degli dei. Lo scultore sceglie però di allontanarsi dalla rappresentazione del rapimento e concentra l’attenzione sul nuovo ruolo del giovane. Ganimede è raffigurato in piedi, in forme adolescenziali, mentre è intento a versare il vino da una brocca in una tazza, trasformando l’episodio mitologico in una scena sospesa e quotidiana. La composizione rivela il confronto diretto di Chelli con Bertel Thorvaldsen, che aveva affrontato più volte lo stesso soggetto. La scheda ministeriale sottolinea però una differenza significativa: nelle versioni dello scultore danese Ganimede appare come adulto in piedi oppure come fanciullo inginocchiato, mentre Chelli combina le due soluzioni, scegliendo di rappresentarlo giovane e in posizione eretta. La posa rilassata, l’inclinazione del capo e la concentrazione rivolta al gesto conferiscono alla figura una particolare naturalezza. L’idealizzazione del corpo rimane legata alla tradizione neoclassica, ma viene attenuata da un atteggiamento più spontaneo e narrativo. Anche il contrasto tra la superficie levigata del corpo e il panneggio raccolto sul sostegno laterale contribuisce a dare varietà alla composizione. Proprio questa ricerca di maggiore naturalezza rende il Ganimede particolarmente significativo nella produzione giovanile di Chelli. Il Catalogo dei Beni Culturali vi riconosce il tentativo dello scultore di trovare una via personale tra il modello antico e l’osservazione del naturale, prendendo progressivamente le distanze dalla più rigorosa ortodossia tardo-canoviana rappresentata dal suo maestro Carlo Finelli.
La statua rappresenta quindi un momento importante nel percorso dell’artista: pur muovendosi ancora pienamente all’interno della cultura neoclassica, Chelli introduce una sensibilità più intima e naturale che anticipa alcuni degli sviluppi successivi della sua scultura. Il Ganimede sarà inoltre esposto a Londra nel 1839, segno della considerazione raggiunta dall’opera anche al di fuori dell’ambiente accademico italiano.
Materia: Gesso.
Misure: Altezza 145 cm.
Iscrizioni: Sulla base - Carlo Chelli /II saggio/ Roma 1834 -
Cod. di Catalogo nazionale: 0900254710
Ente schedatore: Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.
Localizzazione: Accademia di Belle Arti di Carrara.
Condizione Giuridica: Proprietà dello Stato.
