
Antonio Canova
Maddalena penitente
Realizzata tra il 1794 e il 1796, la Maddalena penitente rappresenta uno dei momenti in cui la scultura neoclassica dell’artista si apre maggiormente alla dimensione emotiva. Il gesso conservato all’Accademia di Belle Arti di Carrara deriva dall’originale in marmo terminato nel 1796 ed entrò nelle collezioni dell’Accademia intorno al 1868, grazie alla donazione di Pietro e Giuseppe Tenerani.
Maddalena è raffigurata in ginocchio, con il corpo ripiegato in avanti e lo sguardo rivolto verso il basso. I lunghi capelli sciolti ricadono sulle spalle, mentre una semplice veste, stretta in vita da una corda, lascia scoperta parte del busto. Nell’ideazione originale le mani erano associate agli attributi della penitenza e della meditazione religiosa. Nell’esemplare di Carrara le mutilazioni oggi visibili accentuano involontariamente la fragilità della figura.
Canova rinuncia qui alla consueta immagine idealizzata ed eroica per concentrarsi sulla contrizione e sulla sofferenza interiore. La postura raccolta, l’inclinazione del capo e l’abbandono delle braccia trasformano il corpo in espressione di uno stato d’animo. È proprio questa fusione tra perfezione formale e sentimento a rendere la Maddalena penitente una delle opere più intense della prima maturità di Canova. L’originale in marmo è oggi conservato nei Musei di Strada Nuova a Genova.
Materia: Gesso.
Misure: Altezza 112 cm.
Cod. di Catalogo nazionale: 0500428235
Ente schedatore: Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.
Localizzazione: Accademia di Belle Arti di Carrara.
Condizione Giuridica: Proprietà dello Stato.
