
Ferdinando Pelliccia
Ciparisso
Realizzato nel 1831, Ciparisso appartiene alla fase giovanile di Ferdinando Pelliccia e costituisce uno dei saggi eseguiti durante il pensionato romano dello scultore. Pelliccia, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, aveva ottenuto nel 1828 il pensionato che gli permise di perfezionarsi a Roma sotto la guida di Pietro Tenerani, entrando direttamente in contatto con la cultura neoclassica sviluppatasi nell’ambiente di Canova.
Il soggetto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. Ciparisso, giovane amato da Apollo, era profondamente legato a un cervo addomesticato che uccise accidentalmente. Sopraffatto dal dolore, chiese agli dèi di poterlo piangere per sempre e venne trasformato nel cipresso, destinato da allora a diventare simbolo del lutto e della memoria. Pelliccia sceglie il momento del dolore: il giovane è raffigurato nudo, in posizione stante, con il capo reclinato e lo sguardo rivolto verso il basso. La lunga asta accompagna verticalmente la figura, mentre il panneggio e gli elementi disposti alla base equilibrano la composizione. La modellazione anatomica idealizzata, il contrapposto e la compostezza dell’espressione rivelano pienamente la formazione neoclassica dell’autore.
Nel Ciparisso il racconto mitologico diventa soprattutto occasione per rappresentare uno stato d’animo. Il dolore non è espresso attraverso un gesto drammatico, ma attraverso la postura raccolta e malinconica del giovane: una concezione ancora legata al “bello ideale”, ma già sensibile a quella componente sentimentale che caratterizzerà parte della scultura italiana dell’Ottocento.
Materia: Gesso.
Misure: Altezza 148 cm.
Cod. di Catalogo nazionale: 0900254708
Ente schedatore: Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.
Localizzazione: Accademia di Belle Arti di Carrara.
Condizione Giuridica: Proprietà dello Stato.
