
Achille De Cori
Sacrificio di Isacco
Nel Sacrificio d’Isacco Achille De Cori affronta uno dei più intensi episodi dell’Antico Testamento: Abramo, chiamato da Dio a sacrificare il figlio Isacco, viene fermato dall’intervento divino nell’istante decisivo. Il soggetto, tradizionalmente interpretato come prova estrema di fede e obbedienza, offre allo scultore l’occasione per confrontarsi con la rappresentazione del corpo umano, del movimento e della tensione emotiva.
L’opera appartiene alla fase di formazione di De Cori presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, frequentata tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta dell’Ottocento. Sono anni nei quali lo scultore ottiene numerosi premi e realizza diversi saggi accademici. Nel 1873 vincerà il Pensionato a Roma con il rilievo Enea medicato della ferita dal vecchio Iapi, proseguendo poi la propria formazione nella capitale sotto la guida di Carlo Chelli. Nel Sacrificio d’Isacco la tradizione della scultura accademica si confronta con quella crescente attenzione al vero e all’espressione dei sentimenti che caratterizza la generazione di De Cori. La costruzione anatomica e l’impostazione della composizione rimangono legate alla disciplina accademica, mentre la tensione dei gesti e il rapporto tra i protagonisti accentuano la componente narrativa e drammatica dell’episodio. È proprio questa progressiva apertura verso una sensibilità realista a caratterizzare, secondo le fonti sull’Ottocento dell’Accademia di Carrara, la produzione giovanile dello scultore.
Materia: Gesso.
Misure: Altezza 125 cm.
Iscrizioni: Sulla base - A. De’ Cori -
Cod. di Catalogo nazionale: 0900254737
Ente schedatore: Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.
Localizzazione: Accademia di Belle Arti di Carrara.
Condizione Giuridica: Proprietà dello Stato.
