
Giuseppe Lazzerini
Fanciulla che intreccia una ghirlanda
La Fanciulla che intreccia una ghirlanda fu concepita da Giuseppe Ferdinando Lazzerini durante il soggiorno di studio a Roma, iniziato dopo la vittoria del Pensionato triennale di scultura nel 1853. In quegli anni Lazzerini lavorava sotto la guida di Pietro Tenerani, la cui influenza è chiaramente riconoscibile nell’eleganza della figura e nella delicata dimensione sentimentale della composizione.
La giovane è rappresentata seduta, con il capo leggermente inclinato e lo sguardo concentrato sulla ghirlanda di fiori che sta componendo tra le mani. Non vi è alcuna azione solenne: Lazzerini sceglie un gesto semplice e intimo, trasformandolo in un’immagine di grazia contemplativa. L’atteggiamento raccolto della figura, il volto idealizzato e il ritmo misurato della composizione riconducono direttamente alla cultura purista sviluppatasi a Roma intorno a Tenerani. Il riferimento più immediato è infatti la Psiche abbandonata di Pietro Tenerani. Lo stesso Catalogo Generale, descrivendo un’analoga Fanciulla con ghirlanda di Giovanni Fontana, mette esplicitamente in relazione entrambe le opere con la Psiche di Tenerani, sottolineando però in Lazzerini una maggiore attenzione agli aspetti sentimentali e al descrittivismo naturalistico. Particolare importanza assume il trattamento del panneggio. La veste lascia scoperta parte del busto e accompagna il corpo con ampie pieghe che scendono fino alla base, costruendo una struttura compositiva equilibrata intorno alla figura. Alla superficie più uniforme della pelle si contrappone la minuziosa lavorazione della corona di fiori, dove foglie, boccioli e corolle diventano un vero esercizio di virtuosismo plastico. La composizione ebbe fortuna anche al di fuori dell’ambiente accademico. Una successiva versione in marmo, datata 1859, documenta la prosecuzione del soggetto; una versione della Fanciulla che intreccia una ghirlanda venne inoltre donata nello stesso anno dal Comune di Carrara a Vittorio Emanuele II.
L’opera rappresenta quindi un significativo esempio della scultura carrarese di metà Ottocento: alla rigorosa formazione accademica e all’ideale di bellezza derivato dal Neoclassicismo si affiancano una maggiore attenzione alla psicologia della figura, alla naturalezza del gesto e alla resa minuziosa dei particolari, anticipando quella progressiva apertura verso il naturalismo che caratterizzerà la seconda metà del secolo.
Materia: Gesso.
Misure: Altezza 130 cm.
Iscrizioni: Sul retro della base - Roma 1856 -
Cod. di Catalogo nazionale: 0900254727
Ente schedatore: Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.
Localizzazione: Accademia di Belle Arti di Carrara.
Condizione Giuridica: Proprietà dello Stato.
